giovedì, 07 maggio 2009
Parte con questa primo reportage, una lunga serie di documentari rivolti prevalentemente alla scoperta dei veri “perché” della vita. Domande e risposte date, avute e ri-interpretate dal Sommo Vate Alberto, maestro indiscusso di Petrolio nonché zio e svezzatore di papere. Non vi sono parole da aggiungere; e sufficiente premere (play) per entrare nell’ ALBERTO PENSIERO…. Rimarrete senza fiato, intrappolati da quest’uomo e dai suoi straordinari, fantastici racconti d'antologia. E viva l'ammorre!!!

sabato, 25 aprile 2009

maiali di tutto il mondo unitevi nero 3E così come teli da mare su sabbia e calura

stiamo su porci di spurgo color segatura

proni al galoppo di stelle spuntate alla notte

viscidi nelle vesciche di vino muschiato.

 

Porci all’opporci allo sterco di fine palato

ficchiamo dita negli orli di donna e costato

certi che mescere miele da bocca in caraffa

poco comporta rumore di vasi intestini.

 

Di tutto il mondo un grugnito in un unico grido

fatta l’Europa e la merda sia fatto l’amore

stiamo già dritti alla porta migrando bottoni

a strappi alati le brache di lino candito.

 

Stacchiamo spine da litro all’ettolitro Bruton

con calci in culo di vetro di brindisi a imbuto

fuori la strada percorre l’ennesima morte

noi stiamo dietro la sorte di troie a pedaggio.


Preso d’ostaggio il richiamo del cazzo fratello

l’ombra prepara il mattino a cotogne stracotte

botte di pugile e botti di fuoco e di sidro

stendo la sindone al vetro del retro furgone.

 

Già che m’imbambola il fumo del vano motore

fumo ogni grammo di nebbia del mio protettore

frugando tasche le chiavi non aprono cuori

solo scopate a gettoni da pavido spurgo.

 

Ora ricordo la croce ed il suo falegname

mastro di sbattere colpi su chiappe piallate

stava di mano una sega al vermiglio lavoro

dando chiodini e martello a due guardie romane.

 

Così fra porci e vendemmia di bestie da selva

cedo all’unione dei cani e agli scorci dell’alba

scarto il budello annodato di cappio alla punta

e scorro in cerca d'amore nel supermercato.


maiali di tutto il mondo unitevi nero 3 3

E stasera chi di cuore maiale porta i tratteggi in miocardio, venga, rivenga e ritorni a tratti presso il Birrificio Bruton a spassarsela da porco tra i porci... Un pesnisiero in questa notte di liberazione va all'eremita Lele alla sala di controllo in Petrognaino City ed al suo sostituto d'occasione, Esteban Tueba Strimpelli detto El Sindaco. E terminando...."MAIALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI....E DISUNITEVI...PER POI RIUNIRVI DI NUOVO..." Viva l'ammorre.

venerdì, 03 aprile 2009
dom 2Se il vuoto m’attanaglia
è perché questa strada è vuota,
vuoti i semafori ed i pozzi di gas della riserva.
Siedo come fachiro
sopra una Volvo con valvole da sub
ed una vulva addormentata molto oltre nord.
La Volpe ha salito la scala a pioli
per mano sudata di Milena Sukaboka.
La Volpe non ha cuccioli affamati da rifornire
e gronda a schizzi a nutrire
solo il suo becco di volpe.
Ed io sonnecchio in Volvo
con valvole e vulve attaccate ai coglioni.
Nella penombra di torciglioni
stacco frasi al mercato
da ceste marce d’arance
pantografate di blu,
e non trovo curve o semicurve
ma vulve e vulve e vulve soltanto.
Si cede per poco più d’un palmo
di fronte al piglio dei sette gradi esterni.
La Volpe emette bagliori dalle persiane del piano
ed io la vedo sfinita, appena uscita dal ventre.
Si apre una porta,
ma è solo e ancora una portiera.
Così percosso, sniffo
e vivo vittima d’un’automobile
che m'accompagna per caso.
 
Gretto e ostinato affondo
Scrivendo  merda sul vetro.
martedì, 24 marzo 2009
imagesCAHCPH03Com’erano i sogni randagi
di noi
prima del capofitto;
com’erano che non ricordo,
se anch’io sognavo in quel sogno.
Com’erano le corde del quadrato
se a trattenerci penetranti
o altalenanti all’amore.
Com’erano i suoni delle parole
scinte minute frasi a riempirci
o sillabari,
che non ricordo.
Com’erano i calcestruzzi
che ci rendevano torri di guardia
e i decorati cobalti salto 1
che ci mischiavano al cielo.
 
Com’erano i sogni randagi
di noi
prima del capofitto;
semplici sogni in un sacco
riempito d’aria e di noi,
viscere di serpente
morso di fame e d'umori,
trecce di gomma bianca
ad annodarci il respiro.
 
Com’erano i sogni randagi
di noi
prima del capofitto;20051104132746_jump_2_mono-01
erano solo sogni
ma si colavano cauti di gesso
regalandoci statue da giardino
ed i minati ostacoli della provincia
non ci comprendevano
ne tanto meno steccati
ed animali di guardia,
eravamo soli
e noi
soltanto.
 
Erano si randagi i nostri sogni
e ne ricordo i tratti
uscendo adesso di casa;
sogni senza rimedi ed ordini mirati
sogni per esser muti a dire scopa
sogni forse sognati fotografia_bianco_e_nero_img_filtrata
perché tu dimenticassi.
 
Ecco com’erano i sogni
che abbiamo abbandonato
e prima ancora spianato alla strada
poi condiviso alla luna
quindi sul capofitto
venduto al bivio dei porci
per due succhiotti al limone.
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categoria:poesia, donne, sogni, smarrimenti, requiem, ammore, randagismo, dottori, corasao, capofitto
lunedì, 16 marzo 2009
dom 1Dall’alto di due metri, piantato sopra i piedi
con denti di smeraldo e d’alginato
selezionava il pubblico alla pesa
d’un solo pegno d’oro di moneta
a gremitar platea di cenerini.
 
Superbo lo spettacolo iniziato
scartabellò del pubblico il boato
ben oltre il lino scialbo del sipario
e polveri da sparo e canarini
planarono sul mento alla formica.
 
Lo schiocco della fionda del fisarmonicista
aprì la pista al groppo Re bemolle
e luci a fronde furono molliche
del seguitar di zampe al centrocampo
il capolino muto d’un inchino.
 
Il domatore gobbo con protesi di frusta
dopo due cani a Dio dati per sbaglio
s’improvvisò alla conta di tre dita
con calma sadomaso di clessidra
e fu guinzaglio il terminar dell’uno.
 
D’amor perduto e di velluto il chiocco
che svaporò nell’aria del singhiozzo
dall’arco di ferocia l’avambraccio;
mirò di stacco al cuore d’armatura
che solo al quattro cadde in segatura.
 
L’applauso, il manto, il gobbo e il domatore
giravano in un bieco frullatore
agli occhi della presbite formica
che al sangue nero stesa di ferita
fu presa di una suola sulla schiena.
 
Come del companatico nel pane
fra segatura e cuoio di stivale
l’anima impressa a lamina di giostra
a seguitar clamore ai paralumi
doma d’una domanda troppo breve.
 
Se ogni montagna è roccia e minerale…
Se ogni fiumana è goccia e sarà mare…
Cambierò anch’io di forma da formica?
 
Così pensando al giusto menomale
s’udì di spezzatino il funerale.


Al termine del quanto colgo l'occasione per inveire verso Splinder che m'ha succhiato tutta lo spazio multimedia, costringendomi a postare mezza-foto di mezzo-domatore fermo al Crack. E dire che l'omino in questione è andato ben oltre il Crack e si sta facendo di brutto con mastici permanganati e varichina da cesso. Peccato ed oso dir peccato, in quanto l'immagine a seguire avrebbe completato il sesto-sesso-senso visivo del tutto. Accolgo di cuore critiche alla redazione, minacce al sabotaggio degli spazi d'archivio e alla scissione dei 3/4 della community verso il tri-carico myspace. Viva l'ammmorre.
giovedì, 26 febbraio 2009

viene e viene

Viene il tuo suono breve
e viene il sonno
poi viene il di' domani
e ancora un altro
e il sospirare lieve
il tuo ritorno.

Bianca come la neve
e il mezzogiorno
buona come il digiuno
e la vendemmia
e la compunta luna
appesa al cuore.

Così tu vieni ancora
in punta e inchiostro
dolce di mosto vieni
alla mia bocca
e t'assomiglia
il porgersi di labbra.

Vieni e vorrei d'averti
in questa notte
dove ho il sapore
a scriverti di foglie
mastico le tue dita
intinte ai sogni
e capoversi spunto
alle promesse.

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venerdì, 13 febbraio 2009
di lunediAttendendo s’avanza il contorno
ed i fienili di fila s’ombreggiano.
Attendendo il vento
che porta l’attesa altrove
le luci di Tabacchi e Trattorie
disposte in posizione d’urto
e crudi corpi d’elastico in vita.
 
Salita è l’attesa, attendendo
come se il vento abbia riempito solai
e ricomposto l’aria di attesa.
Spesa che non ho fatto per ingrassarmi
ne per togliermi saliva
e quantomeno ricomporci.
 
Sale il centimetro e il palmo
il condimento di porci
che di contorno attendono.
E svipera la nebbia
slinguando il vetro appannato
ed i fanali invasi di bile
sopra abbagliate incertezze.
 
Così ostile mi sei
e mi sono
d’un gioco indotto e febbrile
un Carnevale abbracciato alla Pasqua
vale una spugna d’aceto
almeno a toglier l’amaro.
 
E dunque sono
e non siamo
di lunedì attendendo.
mercoledì, 04 febbraio 2009
timeNon c’è dubbio! Questo sarà l’anno del NERO. Inutile negare la crisi profonda del colore. Dai primari, fino all’etichettatura dei pantoni, il multicolor denominato happy, ha subito ogni piu’ perversa forma di mitosi fino all’insabbiamento molesto della coerente certezza. Provate a ritrovare il giallo del vostro intonaco? Provate a guardarvi intorno tra la folla e a riconoscere un maglione dello stesso vostro identico tono…. Niente!!! - “A ognuno il suo colore” – qualcuno ha detto molto tempo fa prima di darci un numero, un telecomando ed una scatola di sardine. Dopo tanta fatica per renderci unici nella massa in quanto parte della massa, siamo giunti al contro-illuminismo fatto di unici individui in una bolla di Vernel. Tutto intorno a noi e tutto a portata di mano, liberi di decidere tra 2000 canali e tra 100.000 colori. E allora è giunta l’era!!! L’era dell’acquario? No!! L’era del NERO. NERO in quanto bistro, NERO com’ombra sulla luce spenta delle cose, NERO di devozione alla notte, di abbracci dati senza vedere volti, di incertezza confessata e purezza, NERO in virtù di melma composta da centomila tempere senza nome. E allora arrivano i profeti come fu per Cristo nel Vangelo. Arriva San Luiso Carlo Hamilton da Stefaneggio in Hertfordshire ad annunciare rombando come un angelo trombettista. Qualcuno crede che il suo Plasma da 42 miliardi di colori sia difettoso, o che l’arsenico disciolto nelle acque minerali stia lentamente facendo effetto. Invece è l’avvento, il segno del cambiamento…. Luiso scrive a gomma frasi che penna non cancella e puntando l’indice alle stelle, sputa in un labiale criptico l’arrivo del secondo profeta. Miliardi di anime ad attenderlo in quiete d’agnello pasquale. - Il Presidente è nero!!!! - urla un postino di Denver. Il Colorado non vuol credere a quelle nere parole e si conforta pensando ad un Presidente incazzato nero e niente di più. Ma Braccobaraccodiroccobarocco Obama è arrivato. Il Giovanni Battista della Black Age punta un dito contro le stelle dicendo “Uichen” con la stessa convinzione con cui il Sindaco Picciolo spara una bestemmia giocando a scopa. E il gioco è fatto… Nero Petrolio è pronto a venire alla luce in una grotta purché nella grotta vi sia almeno un termosifone.
 

Ho noleggiato un bue (per l’asino ho un ex-amico che mi deve un favore) e quattro pastori calabresi licenziati dalla Galbani. Ho contattato alcuni editori per pubblicare un Vangelo in 7 puntate con la prefazione di J.K. Rowling . Ho investito i miei ultimi risparmi per ingaggiare 3 Re Magi di nome dal Billionaire di Briatore. Non mi resta che attendere, spuntando giorni alle stelle come chicchi bianchi di margherita e masticando parole, nutella e poesia….nera poesia ovviamente, che nero attende per annerir d’amore.

martedì, 03 febbraio 2009
Questa sera, complice un febbraio entrato in circolo senza avvertire, mi hanno invitato su FaceBook ad una specie di Catena di Connubio Virtuale. Dato che ho trascorso un’intera serata a compilar pratiche per la mia udienza dal Giudice di Pace, dato che pace non circola ne in Giudici ne in Vigili muniti di Autovelox, dato che erano appena le 22 e che le note di XFACTOR risuonavano in stereofonia nei televisori dell’isolato, ho voluto “illibbbbatamente” liberarmi di salvezza e scrivere questi benedetti 25 punti di 25 cose personali a casaccio; fatti, abitudini, obiettivi raggiunti ecc. ecc.. Dato che ho scritto un bel po’ e tanto per “fa’ brodo”, le copio-incollo in blog condividendo i miei 25 chiodi di vita con l’intera rete. Un buon atto di umanità diretto al concetto che "…non di solo FaceBook vive l’uomo…"
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  1 - Da bambino, mentre i miei genitori si menavano,
       io scrivevo canzoni d'amore al Bontempi.
  2 - Mi vesto sempre di nero perché sono in lutto per la scomparsa definitiva
       delle mercerie di quartiere.
  3 - Credo in un Dio diverso, quello più grande e solo, dittongo secco del viola.
  4 - Sono l'unico vero Poeta vivente, tutti lo sanno ma per invidia continuano a considerare
       un centinaio di cazzoni che parlano di farfalle e di "seghe sussughi" cerebrali.
  5 - Dipingo quadri con il sangue ma non lo dono, dato che il 90% del sangue donato
       va nelle tasche dei massoni degli emoderivati.
  6 - Subisco il fascino delle “Carmille” e me ne innamoro perdutamente.
  7 - Credo nel sangue della passione e ne succhio ad ettolitri, quando la passione chiama.
  8 - Ho ottimi amici che presterei volentieri per un giorno a quanti espongono falsi sorrisi
       e ti "paccheggiano" la schiena dicendoti: "Grande!!!!!!!!".
  9 - Sono geloso del mio metro quadro conquistato in una gara di sopravvivenza.
10 - Recito alcuni canti della Divina Commedia a memoria e con la voce di Andrea Buscami.
11 - Ho un furgoncino come seconda casa sul quale non pago l'ICI.
12 - Viaggio spesso per lavoro; facendo un lavoro che amo ed adorando viaggiare,
       diventa il tutto un goduria pazzesca.
13 - Amo suonare canzoni di Djavan alla chitarra ricamandole con nuove parole d'amore.
14 - Amo l'amore, l'odore, il sapore, ascoltare ogni mio sguardo toccandolo.
15 - Ho imparato a leggere in bagno usando come libro di testo
       le etichette dei bagno schiuma.
16 - Chi mi ha guardato negli occhi e oltre gli occhi una volta, sa cosa sento per lui.
17 - Lo scioglimento dei ghiacciai non mi tocca dato che a casa tengo 2 frigo.
18 - Ho uno studio grande curato e satollo di strumentazione....dove mi chiudo per mesi
       a scrivere, dipingere, suonare ed inventar follie.
19 - Odio le catene , di rame, d'acciaio e di Sant'Antonio e preferisco comunque
       il rame a Sant'Antonio.
20 - Una volta ho dato da bere un lambrusco ad una Slot Machine
       ed ho rischiato di dover ripagare la riparazione.
21 - In quasi quarant'anni ho imparato a riconoscere la vera bellezza, quella che prende
       sangue e carne e che vela di povertà lo sguardo.
22 - Adoro chi mi da sangue con sangue ma mangio la bistecca ben cotta
       e con almeno 30 grammi di aglio.
23 - Adoro il vino, il maiale allo spiedo, il Connemara, la Galizia, il Burgerland, fare l'amore
       nei posti più  improbabili, fare l'amore quando piove, fare l'amore, anche da solo,
       ad occhi chiusi, con un ottimo pensiero di sangue.
24 - Ho un amico immaginario di nome Antonio che da quando avevo 3 anni
       mi passa i numeri del Lotto.
25 - Amo la libertà e mi accontento del denaro che serve per mantenersi liberi.
       Sarei certo più libero se quel cazzone di Antonio mi passasse i numeri giusti.

test 2009 3
Sono ovviamente aperto a critiche, confronti e riti magici. Chi vuole può dire la sua, anche in soli 15 punti, tanto non si vince una mazza…..
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venerdì, 30 gennaio 2009
defibrillatoreIl cielo
color pensiero
di capofitto annebbia di paresi
I tuoni
chiusi fuori
son defibrillatori ancora accesi
E il caos
che ti assomiglia
leggero alberga d’ore nuove.
 
Così
mosso a pensare
il peso grave dell’insonnia
Pareti
e sigarette
comprate in scorta alle manette
E pigra
l’autostima
si spalma in rima sul tappeto.
 
Attendo
e aspetto sveglio
meno d’un meglio il segno
E so
che la ragione
è in oltremodo altrove
Ho chiari
d’occhi i tratti
quanto distratti i miei.
martedì, 20 gennaio 2009
upendaon
Mi scillo tra il lavello della sera
e la mulatta crema che d’ombre stille ha fame
Il pargolo si appesa e la puledra
d’un dì di sola attesa mi dia lasciapassare
Così mi metto in macchina alle otto
ritmato di singhiozzo e corpulente trame.
 
D’un balzo l’Appennino è di discesa
e chino la sorpresa dell’emiliana nebbia
Che fumo e sonno d’arma è l’autostrada
di tratti di rotaia sul via del casellante
Ma non mi sia d’ostacolo nessuno
alogene nel buio si spargono mutande.
 
Io che non credo ai santi e agli impostori
e ben mi tengo fuori dall’essere pulito
Ritengo che sia vita e paradiso
ben meglio d’una sega l’abbraccio d’un amico
Così pallore e nebbia non mi guasta
e viva è la carcassa nell’arrivar preciso
 
Che Imola alla sveglia di quest’ora
è il culo di una suora scoperto alla fortezza
E breve è il passo dritto d’appendaon
che fuma chiuso al lato nel posto che m’aspetta
Chi ha buoni amici non è mai lontano
io questo l’ho imparato tra il piatto e la forchetta
 
Così mi trovo chino su un bicchiere
satollo di piacere a ridere di niente
E non m’è più d’aborto questa vita
la nebbia e la salita ne il piglio della gente
M’abbasso di pensieri i pantaloni
a fischiettar canzoni da un culo sorridente.
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giovedì, 01 gennaio 2009

 2000 BONE NOVE

postato da: neropetrolio alle ore 03:08 | Permalink | commenti
categoria:duemilaottovaffanculoconstronzid
mercoledì, 10 dicembre 2008
fattoriarrrCome correva il bufalo dietro al pastore
quanto correva il giorno di contro a ragione
teso al composto opposto polari “glu glu”.
 
Ora che uccello vola di primo pilastro
dopo che il giorno è stato con speme ad incastro
svito di chicchi l’uva ch’ho appesa alle dita.
 
Sputo contorto il torto di caPo d’equino.
macino il do di petto di pollo inquilino
fino al migrare grano di trebbia “fru fru”.
 
Visito il porco amare di cagne templari
stupro col sale istinto dei coproanimali
medito sull’andare pennello sottile.
 
A scrivere vermiglio con olio di lino
ciò che non sono stato è meglio del meno
premo contro la cinghia di nuova erezione
fatto della campagna che lieta assomiglia.
postato da: neropetrolio alle ore 00:43 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 26 novembre 2008

Mi riprendo con olio di gomito sgomitolando come un gatto sotto la sedia della padrona.Segno una linea buona ed una meno, entrambe tese di nero. M'arrampico per steso lungo la via più snodata e d'unto e bisunto, trovo il tegame che fu avvento d'uova e strapazzi. Fischio corretto più d'un treno e tremo sordo alle rotaie, spingendo torti e malanni risorti al pelo negli anni. Non poso teche ne di poesie diagrammi e mi rammendo mutande da solo, spinto dal buon decoro che a malapena leviga e rischiara. Spinto alla tana del sordomuto abbandono, antro che non ha suono, mi stappo becco ed ortaggi e affondo ai giorni un rimedio.

giovedì, 16 ottobre 2008
petrolente
Non mi va bene stilla di tacito rimorso
e non mi trovo e provo
che di uno specchio il posto.
Finto di tacco il nuovo e sincopato amore
lenti a contatto nuove
che di contatto han fine.
 
Lenti nei passi brevi e l’entomologia
spinte supplenti stese
e lenti di vampiro
sono già privo d’ombra al contestato impatto
torti che non farei
per centotrenta spire.
 
Nel sopperire allento la legge dei precari
fiordi che non ho visto e regole di mai
salsa che di mirtillo abbonda la minestra.
 
Chiara è la notte adesso quanto frugale addio
di movimenti stesi
e lenti d’animale
nel risalir le scale scalpita la civetta
a reperir di fretta
tra corpi appesi
il mio.